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Lettera aperta di Francesco Zerbi, Presidente della FIM, a Valentino Rossi e Max Biaggi

Lettera aperta di Francesco Zerbi, Presidente della FIM, a Valentino Rossi e Max Biaggi

Sembrerà strano che un Presidente stia scrivendo a due piloti per riprenderli a causa di un determinato comportamento che la Direzione Corse e i commissari presenti in scena non hanno sanzionato. Secondo il mio punto di vista, non deve essere considerato strano, al contrario, è giustificato.

Voi siete senza dubbio due piloti molto conosciuti tra coloro che danno immagine allo sport e per questa ragione avete non soltanto la responsabilità della vostra immagine, bensì anche quella del motociclismo in particolare e quella dello sport in generale. Le regole possono essere soggette a interpretazioni differenti e ad applicazioni secondo i punti di vista delle persone a cui si devono applicare; tuttavia l´impatto delle azioni delle persone che, come voi, sono soggette all´ attenzione scrupolosa di milioni di spettatori non è insignificante e non può passare senza un commento da parte mia, in qualità di responsabile del funzionamento del nostro sport.

Non è mia abitudine stabilire se quello che è successo durante la corsa possa sanzionarsi come una trasgressione sportiva e quali mezzi avrebbero potuto o si sarebbero dovuti prendere: di questa incombenza si è incaricata la Direzione Corsa nel circuito, formata da quattro parti che supervisionano le corse: Rappresentanti della FIM, Dorna, squadre e piloti. Ma credo che dopo aver verificato gli avvenimenti e le ripercussioni negative che hanno generato, sia per quello che vi riguarda sia per il nostro sport, è mio dovere intervenire.

Il mio intervento è duplice: in primo luogo è una chiamata a entrambi per invitarvi a controllare le vostre azioni e reazioni più attentamente e correttamente, senza che ciò debba affievolire il vostro istinto lottatore e il vostro desiderio di vittoria, la vostra abilità, il vostro valore e le qualità sportive che un vero campione dimostra a tutto il mondo. Un campione in verità deve riconoscersi per il suo comportamento durante le competizioni ma anche per il suo comportamento nella vita giornaliera, per i suoi atteggiamenti e per le parole che utilizza nei suoi contatti con quelli che sono intorno a lui, incluso i giornalisti.

In secondo luogo, più semplicemente ma più direttamente, cercare di evitare in futuro che si ripetano situazioni in cui le persone che debbono intervenire non sappiano il modo in cui debbono farlo. Per questa ragione, l´Ufficio Permanente del Grand Prix chiederà alla Direzione Corse che intervenga con le sanzioni appropriate secondo la gravità delle azioni e/o reazioni che possano prodursi durante un avvenimento sportivo, o nell´area di questo avvenimento e non soltanto quando si tratti di una trasgressione sportiva prevista nei regolamenti, bensì più in generale qualunque fatto considerato come comportamento antisportivo o censurabile´. Comprendo che questa definizione sia generica, sebbene sia precisa, ma non è possibile stabilire una lista di casi e di azioni che definirebbero questo comportamento. Noi dobbiamo controllare affinchè le persone incaricate di applicare le sanzioni siano, fino a dove sia umanamente possibile, più attente, moderate e coscienti dell´importanza del loro incarico.

Si possono commettere degli errori, ma è importante fare tutto il possibile per evitarli e se si producono, bisogna punire appropriatamente le persone che li commettono. Conoscendovi, sono sicuro che capirete lo spirito di questa lettera e i sentimenti che la ispirano. Spero di vedervi presto nei circuiti, dove sono sicuro che dimostrerete di nuovo la grande tecnica sportiva e il potenziale umano che fa di entrambi grandi campioni.

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500cc, 2001

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