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Kevin Schwantz ha dato un'occhiata al mondo della MotoGP in Catalogna

Kevin Schwantz ha dato un'occhiata al mondo della MotoGP in Catalogna

Kevin Schwantz ha dato un'occhiata al mondo della MotoGP in Catalogna

Il leggendario pilota della Suzuki, e campione del mondo della 500 nel 1993, Kevin Schwantz, lo scorso fine settimana ha fatto visita al paddock della MotoGP a Barcellona. Motograndprix.com ha colto l'occasione per chiedere ad uno dei piloti più spettacolari delle storia come stesse e cosa pensasse del cambiamento del mondo dei GP.

Q: Kevin, questa è la prima volta che vieni nel paddock della MotoGP da un bel po' di tempo. Cosa ne pensi?
KS: E' la prima gara di moto a quattro tempi che seguo e ne sono rimasto piuttosto impressionato. Il passaggio dalle due alle quattro tempi è stato agevole. Ho sempre pensato che avrebbe fatto bene allo sport e che avrebbe attirato nuove aziende, ed è esattamente ciò che sta cominciando ad accadere. Le moto fanno un rumore grandioso! Ho amato correre con le due tempi ma la tecnologia sta andando nell'altra direzione. Il paddock è molto più grande di quando correvo io e sembra che siano coinvolti investimenti assai maggiori. Ci sono anche più sponsor minori e a tutti i livelli, in 125cc in 250cc ed in MotoGP. Ho un sacco di amici qui dentro ed è stato divertente ritrovarli in questi giorni .

Q: A parte collaborare con la serie AMA, cosa stai facendo?
KS: Gestisco la mia scuola di pilotaggio ad Atlanta la ´schwantzschool.com´. Facciamo normalmente 15 corsi all'anno negli States ma quest'anno abbiamo in programma di farne anche in Germania. Passeremo qualche giorno a Berlino prima di andare prima al Sachsenring e poi al Nurburgring dopo il GP di Germania della MotoGP. Non ne vedo l'ora. Personalmente faccio ancora delle gare in Supermoto, in un campionato nazionale di sei appuntamenti; penso che qualche gara leggera come queste mi faccia bene! La collaborazione con l'AMA Pro Racing è piuttosto impegnativa e mi prende parecchio tempo tra riunioni, regolamenti e cose del genere. Non ho molto tempo libero anche se mi piacerebbe seguire più gare della MotoGP.
Mantengo ancora un ruolo attivo con la Suzuki e collaboro con il loro Yoshimura team negli stati uniti. Mi piace partecipare a questo tipo di cose e non mi sento più tanto un pilota. Posso ancora andare in pista ed essere abbastanza veloce da dare le mie impressioni sul mezzo ma il livello a cui bisogna andare adesso è troppo alto per me per poter dare degli input di un certo tipo.
Sono invece molto interessato alla parte manageriale. Mi piace parlare con i piloti, guardare le prove e dare dei consigli. I piloti sono molto diversi tra loro. Nelle squadre americane hanno tutti stili, attitudini e modi di fare particolari. Io li guardo e poi dico loro cosa fanno di diverso gli altri. Non si tratta di dire: ´questa cosa la fai bene, questa la fai male´, ma far notare loro che se tutti gli altri non hanno dei problemi a fare quella certa curva, forse è meglio pensare di affrontarla in maniera diversa.
Cerco di lavorare anche con i piloti seguiti dalla Suzuki, i giovani che stanno crescendo, perché penso che se riesco a prevenire che facciano un errore o che cadano o che si facciano male, allora tutto questo serva a qualcosa.
Mi piace provare a dare delle idee, dei consigli e questo per un motivo: quando correvo, non mi sembrava di correre solo contro Wayne Rainey, quanto piuttosto contro Wayne Rainey e Kenny Roberts. Ogni turno di prove, eccetto quando pioveva, trovavo Kenny seduto lungo qualche punto del tracciato ad osservare dove avevo un vantaggio o dove guadagnavo qualcosa. In questo modo dava un bell'aiuto a Wayne, uno che generalmente la domenica era un avversario bello tosto. Ovviamente il suo successo non dipendeva unicamente da Kenny, ma la presenza di quest'ultimo era importante.

Q: Non ti disturba un po' vedere quanti problemi abbia la Suzuki in questo momento?
KS: Non poco, tanto! La parola seccato non è quella giusta perché conosco tutti in azienda, dai progettisti, ai piloti alle squadre, e so bene quanto valgano. Penso che ci sia un problema di comunicazione tra le varie parti e che questa cosa vada messa a posto. Ho piena fiducia negli uomini della Suzuki e so che possono sistemare le cose.

Tags:
MotoGP, 2003

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