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I risultati dell'indagine della commissione Investigativa sul fatale incidente di Daijiro Kato

I risultati dell'indagine della commissione Investigativa sul fatale incidente di Daijiro Kato

I risultati dell'indagine della commissione Investigativa sul fatale incidente di Daijiro Kato

La Commissione Investigativa che ha analizzato le possibili cause dell'incidente occorso a Daijiro Kato, venerdì ha reso noti i risultati, nel corso di una conferenza stampa a Tokyo

Un documento dettagliato sottolinea i risultati sulle cause e sulla sequenza degli eventi, e le procedure di indagine seguite dai responsabili dell'inchiesta che includono anche: interviste con il personale della pista, i commissari, il personale medico, un esame in loco, l'analisi dei dati della moto compresi quelli su sospensioni, motore e manopola del gas, l'analisi della moto e delle sue parti (effettuata presso il quartier generale della HRC) e l'analisi del cambio.

Il documento definisce chiaramente il danno subito dalla moto di Kato e dal suo abbigliamento da gara ed i trattamenti a cui è stato immediatamente sottoposto il pilota. Secondo il rapporto le cause dell'incidente sono così descritte:

" Il nostro esame della corsa della sospensione anteriore, della velocità della ruota posteriore e della corsa dell'ammortizzatore posteriore, oltre ai dati sulla velocità del motore rilevati dalla moto di Kato, indicano che la moto stava viaggiando in prima marcia, e che il pilota stava agendo sul freno anteriore nella decelerazione in avvicinamento alla chicane. Presumiamo che quando la gomma posteriore è scivolata approssimativamente del 30% lui abbia tentato una correzione per piegare a destra preparandosi ad entrare nella chicane.

"Riteniamo che l'aumentare della derapata della gomma posteriore abbia ridotto la forza necessaria a mantenere la stabilità della moto e che questo ne abbia innescato il comportamento instabile.

Secondo i dati raccolti dalla telemetria abbiamo concluso che l'azione sul freno anteriore abbia bruscamente modificato il carico sulla ruota posteriore che si è quasi del tutto staccata da terra, causando la sbandata laterale. In base alle rilevazioni provenienti dal cambio e dai sensori delle sospensioni e dell'accelerazione, possiamo confermare che la moto è entrata in una condizione simile all'intraversamento. Abbiamo fatto riferimento anche alle immagini e alle rilevazioni della telemetria prese durante la sbandata che ha causato la caduta di Gibernau il secondo giorno del 12° appuntamento del mondiale, in Brasile.

"Dalle rilevazioni telemetriche abbiamo capito che Kato ha diminuito la pressione sul freno anteriore nel tentativo di controllare l'instabilità causata dalla sopramenzionata brusca decelerazione".

Il rapporto afferma che a questo punto sia stato innescato un movimento ondulatorio, e continua:

"Una nota particolare merita il fatto che Kato ha perso il bilanciamento nel progressivo slittamento della ruota posteriore ed ha mantenuto una considerevole pressione sullo sterzo, dalla parte sinistra del manubrio, per cercare di restare in sella. Possiamo confermare attraverso le immagini di sorveglianza prese dalla parte della chicane, che Kato ha perso l'equilibrio in corrispondenza della sopracitata sequenza di movimenti.

"Abbiamo verificato anche i dati provenienti dalla telemetria delle moto di altri piloti per cercare di rispondere all'importante interrogativo se il movimento ondulatorio fosse dovuto ad una caratteristica particolare della moto di Kato. La telemetria di quella di Ukawa ha mostrato un chiaro movimento di questo tipo dopo che il pilota è passato attraverso la "130R" ed ha cominciato a decelerare avvicinandosi alla chicane. Ma in questo caso non ha raggiunto il limite dell'intraversata e non è stato considerato un problema. Si è potuto vedere infatti, dal fatto che altri piloti hanno sperimentato questo tipo di movimento serpeggiante nella stessa gara in cui è avvenuto l'incidente di Kato, che si tratta di un comune fenomeno oscillatorio. Nel caso di questo incidente tuttavia, la moto di Kato era al limite della prestazione.

Si prosegue poi con la descrizione del resto dell'incidente:

"Kato ha cambiato direzione in linea retta ad una velocità approssimativamente di 170 km/h dalla parte centro-sinistra della pista mandando violentemente a sbattere la parte sinistra della sua moto contro la barriera di gomme a circa 150 km/h per poi andare lui stesso a collidere contro la barriera di gommapiuma a circa 140 km/h. Kato è rimasto in sella alla moto mentre questa proseguiva lungo il muro di gomme ma quando la moto ha colpito quelle di gommapiuma lui è rimasto preso tra queste e la moto.

"Dato che tali barriere non sono state in grado di assorbire completamente la notevole energia cinetica della moto, questa è volata in aria. Kato è stato separato dalla sua moto. Ha battuto la testa contro le barriere e poi è stato sbalzato in aria. Dopo aver ruotato orizzontalmente in aria come un disco, è caduto faccia in alto nel centro della pista, 33 metri oltre e verso destra dal punto in cui per la prima volta ha toccato le barriere di gomme".

Il corso degli eventi successivo alla caduta viene così descritto:

" Il primo trattamento d'urgenza a cui è stato sottoposto Kato è cominciato con un esame immediato sul luogo dell'incidente dove è stato rilevato il battito cardiaco e una debole respirazione. Nell'ambulanza con la quale è stato trasferito dal luogo dell'incidente al centro medico, i medici hanno immobilizzato la regione cervicale, hanno levato il casco ed hanno proceduto al massaggio cardiaco. Nel centro medico Kato era privo di conoscenza ma respirava autonomamente. Dopo due settimane di ricovero e di trattamento medico, è spirato alle 12:42 di notte del 20 aprile per infarto cerebrale. "

Il rapporto continua affermando che:

"Nell'esame delle cause di un incidente così grave, sappiamo ovviamente che la causa diretta della morte è stata la collisione contro le barriere e, in particolare, il fatto che sia stato trascinato contro la barriera di gomme. Kato ha riportato la ferita alle vertebre cervicali quando è stato sbattuto contro il lato della barriera di gommapiuma nel punto in cui quella, e la barriera di gomme, si uniscono. Abbiamo potuto vedere che è uscito di pista nella "Esse" ed è altamente possibile che, se fosse riuscito a rallentare sufficientemente una volta uscito di pista, l'incidente sarebbe potuto essere appunto una normale uscita di pista. Inoltre, se non ci fosse stato uno stacco tra le due barriere, Kato non sarebbe caduto sulla parte interna laterale della barriera e questo avrebbe cambiato l'estensione e il tipo di ferita ricevuta.

"Non sono mai accaduti incidenti fatali in quel punto prima e, sebbene le modifiche del tracciato lo abbiano reso più tecnico, quel punto non è mai stato definito rischioso dalle squadre che hanno provato. La pista ha ricevuto la certificazione FIM e sono stati effettuati tutti i controlli per ospitare la gara. Nessuno, inclusi i piloti, ha ritenuto quell'area pericolosa. "

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MotoGP, 2003

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