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Luís D´Antín spera di essere la sorpresa della MotoGP

Luís D´Antín spera di essere la sorpresa della MotoGP

Luís D´Antín spera di essere la sorpresa della MotoGP

Da quando è stato annunciato l'accordo con la Ducati, nello scorso novembre, il lavoro presso il quartier generale della squadra di Luis D'Antin si è fatto febbrile. L'ex pilota oggi ha raccontato a motogp.com questi ultimi tre mesi, spesi in varie sessioni di prove tra Valencia, Sepang e Phillip island per integrare il lavoro sulle moto tra tecnici e piloti.

"Abbiamo lavorato moltissimo ma ci resta ancora una marea di cose da fare," ha commentato lo spagnolo. "La squadra si è adattata bene al cambio di marca e a seguire due piloti invece di uno. E' stato fatto un gran lavoro in questo senso e diverse difficoltà tecniche sono state appianate. Siamo più avanti di quanto ci saremmo aspettati a questo punto e ne siamo compiaciuti".

"I nostri due piloti, Neil Hodgson e Rubén Xaus, sono completamente diversi in termini di carattere e di stile di guida ma entrambi rispondono in pieno alle nostre aspettative. Dopo l'esordio di Valencia, abbiamo provato a Sepang e a Phillip island e in ciascuna sessione abbiamo raggiunto i nostri obiettivi".

"E' vero che a Sepang abbiamo avuto qualche intoppo tecnico mentre a Phillip Island qualche problema è arrivato dalle gomme, ma se guardiamo ai tempi non siamo lontani. Dobbiamo progredire ma pensiamo di poter riservare più di una sorpresa nel mondiale che si avvicina e questo è motivo di grande soddisfazione per noi. Aspiriamo ad essere pronti per la prima gara – per essere veloci fin dal primo turno di prove - ma non ci vogliamo pensare troppo adesso. Le prime due gare, tra Welkom e Jerez, ci diranno chiaramente come siamo messi".

"Ci restano due prove, a Barcellona e a Jerez prima di allora, per continuare a lavorare sullo sviluppo della moto. I test sono un buon metodo di confronto ma non assoluto, nel senso che non danno una risposta definitiva su come ciascuno è messo nei confronti dell'altro. Questo dipende da cosa provano le squadre nei test e da quanto vuole scoprirsi ciascun pilota. Al momento il riferimento è chiaramente la Honda – il pilota che vince è sempre il punto di riferimento. L'anno scorso era Rossi, quest'anno non so chi sarà. Dobbiamo aspettare per scoprirlo.

"Penso che ci siano almeno quattordici piloti con il "pedigree" giusto per salire sul podio. Noi abbiamo l'attuale campione del mondo della SBK e il suo vice, e di sicuro il nostro obiettivo non è il quattordicesimo posto. Nello stesso tempo la gente dovrebbe sapere che l'attuale livello in MotoGP è altissimo e che il minimo errore, per esempio nella messa a punto della moto, può farti scivolare indietro di diverse posizioni".

"Riferendoci al nostro rapporto con la Ducati potremmo dire che siamo "novelli sposi". Abbiamo bisogno di un attimo di tempo per capire cosa possiamo portare all'azienda e a loro volta loro devono vedere come lavoriamo, in modo che si possa stabilire la miglior comunicazione possibile tra le parti. In termini di grandezza la Ducati non è come i colossi giapponesi ma compensano tutto con la grande passione e con la determinazione che hanno di vincere. Loro puntano al successo e questo nel lungo termine ci favorirà".

Tags:
MotoGP, 2003

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