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La trasformazione de Marco Melandri

La trasformazione de Marco Melandri

La trasformazione de Marco Melandri

Nessun cambiamento invernale si è rivelato efficace come quello di Marco Melandri. Il nuovo pilota del team Telefónica Movistar si è lasciato alle spalle un periodo in Yamaha avaro di soddisfazioni, mentre nelle prime due gare in sella a una Honda è diventato uno dei principali protagonisti della griglia della MotoGP. Fausto Gresini, Team Manager del Movistar Honda MotoGP, ha rivelato quali sono i motivi che possono spiegare questa straordinaria evoluzione del pilota di Ravenna.

"Secondo me, Marco ha una gran opportunità di acquisire molta fiducia con noi. Ai suoi 22 anni è un pilota molto giovane, con un titolo della 250cc che dimostra le sue capacità e credo che abbia parecchie potenzialità. Ma la cosa importante adesso è il fatto che abbiamo un team che è come una famiglia per lui. Il mio team è come una famiglia".

Senza dubbio, il gran responsabile della nuova attitudine mentale di Melandri in questi ultimi mesi è stato il suo capo meccanico Fabrizio Cecchini.

"Quando Marco è arrivato nel nostro team veniva da due anni difficili nella MotoGP, nei quali aveva perso fiducia in sé stesso e nel team. La nostra intenzione era quella di non fargli sentire nessun tipo di pressione e di spiegargli tutto quello che so sulla moto, passo dopo passo. E gli abbiamo chiesto di soffermarsi su ogni aspetto e di analizzare tutti i dettagli separatamente. Volevamo capire quello che ci voleva dire. Marco ha molto apprezzato il nostro aiuto ed è diventato più sicuro. Avevamo bisogno che credesse in noi quando è in pista", spiega.

La mancanza di fiducia nelle sue possibilità era infatti diventata il principale ostacolo per un Marco Melandri che, come dice lo stesso pilota, ha cominciato a superarlo il primo giorno che è entrato a far parte del nuovo team.

"Quando sono arrivato nel team di Gresini avevo appena vissuto la peggior fase della mia carriera sportiva. Nell'ultimo anno non era andato bene niente. Avevo perso la fiducia nelle mie possibilità e tutto era diventato molto difficile. Per me era importante avere un buon rapporto con il team. Loro hanno compreso la mia situazione, mi hanno fatto essere più sicuro di me e alla fine sono riuscito a sorridere di nuovo. Quando ho iniziato a capire tutto, abbiamo stabilito il programma per i test invernali. Per me era possibile pensare che sarei riuscito a salire suo podio a Jerez. Poi, già dalle prime prove, ero contento perché vedevo che tutti erano felici attorno a me ed erano contenti di lavorare con me. Questo mi ha dato fiducia. Per me non è stato facile dimenticare la stagione 2004, ma il nuovo team mi ha insegnato di nuovo a divertirmi. Solamente quando ti lascia alle spalle tutte le cose negative, puoi cominciare a costruire qualcosa di nuovo e a migliorare.

Le caratteristiche della nuova moto gli hanno anche permesso di concentrare tutto il suo impegno nell'adattamento alla nuova moto, senza doversi preoccupare del grande lavoro di messa a punto che l'anno scorso doveva svolgere con la M1 della Yamaha.

"La Honda è più equilibrata perché non bisogna cambiare molte cose. Ad esempio, non devo modificare la geometria della moto. A volte, hai dei problemi e vedi che gli altri che guidano la stessa moto vanno più veloci, ma questo di dà una maggiore motivazione. La mia Yamaha l'anno scorso era molto diversa da quella di Valentino. Potevo cambiare ogni dettaglio della geometria, ma se mi sbagliavo, era difficile tornare indietro", ricorda Melandri.

All'inizio del precampionato Fausto Cecchini ha cercato di sollevare da ogni pressione un Marco Melandri molto provato psicologicamente dall'ultimo campionato della MotoGP. Per conseguirlo, ha impiegato una strategia speciale, stilando un programma di lavoro personalizzato.

"La prima cosa che Marco voleva vedere erano i tempi e quello che ho fatto è stato coprire il quadro della sua moto e anche gli schermi dei monitor nei box con dei fogli di carta. Lui mi ha chiesto perché lo facevo e gli ho risposto di non preoccuparsi per questo, ma solo delle sue impressioni. Presto i suoi risultati sono cambiati. Si faceva distaccare solamente da tre decimi da Sete, senza rendersi conto dei tempi che stava facendo e senza essere ossessionato dal cronometro". Poi aggiunge: "Un'altra cosa che siamo riusciti a cambiare è che quando Marco si piazzava alle spalle di un pilota, il suo obiettivo era quello di raggiungerlo, senza preoccuparsi di come si sentiva sulla moto e commettendo moltissimi errori. Quando succedeva questo, lo facevamo rientrare al box. Nelle prime sessioni di prove girava sempre da solo. Quello che volevamo ottenere era che si abituasse alla moto. Solamente quando abbiamo creduto che fosse pronto, lo abbiamo fatto correre con gli altri piloti.

dopo tutto il lavoro effettuato durante l'inverno, c'era bisogno di confermare i risultati in gara. E questo è successo al primo appuntamento dell'anno. "La prima gara è come un esame pre-stagionale, quindi è molto importante non rischiare né superare il limite, perché una caduta può mandare in fumo tutto il lavoro", spiega Cecchini. "A Jerez, quando abbiamo visto che Marco stava girando al limite, gli abbiamo mostrato il cartello "OK, riduci la velocità", perché aveva un buon vantaggio sul quinto classificato. Marco ci ha fatto caso e questo per noi è stato come vincere. Quando davanti a lui è caduto un pilota e Marco ha potuto raggiungere il podio, si è trattato del premio per tutto il lavoro svolto". Marco Melandri si è classificato nei primi quattro nelle due gare disputate fino al momento, mettendo a segno risultati che gli anno permesso di accumulare in due GP più punti che nelle ultime dieci prove del 2004.

Tags:
MotoGP, 2005, TAOBAO.COM GRAND PRIX OF CHINA, Marco Melandri

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