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Montiron: "La sfida è unire la passione latina con la metodologia orientale"

Montiron: 'La sfida è unire la passione latina con la metodologia orientale'

Montiron: "La sfida è unire la passione latina con la metodologia orientale"

Il Konica Minolta Honda è stato costretto a modificare radicalmente il programma di lavoro previsto per questo inizio di stagione a causa dell'infortunio occorso al giapponese Makoto Tamada. La scuderia italo-giapponese schiera un unico pilota per il Motomondiale 2005 e l'assenza di Tamada li ha obbligati a trovare un sostituito, Jurgen van den Goorbergh, per l'ultima gara disputata in Cina. Questo team è un elemento atipico del paddock e Luca Montiron ci aiuta a scoprire qualcosa in più della struttura da lui diretta.

P: Che problemi comporta il fatto di avere un solo pilota?

R: L'avere un solo pilota rappresenta nel bene e nel male un vincolo, ma comunque alla fine il vincitore è sempre e solo uno. Il nostro Konica Minolta Honda Team vuole seguire una propria strada ben delineata e tutti i nostri partner ci hanno accordato la loro fiducia proprio perché rappresentiamo un qualcosa di diverso da tutti gli altri Team.

P: In che cosa consiste questa diversità?

R: Prima d'ora non era mai successo che un title sponsor prestigioso coma la Konica Minolta investisse in un Team motociclistico e non ricordo altri title sponsor nipponici che abbiano supportato un pilota giapponese. Credo che il nostro pacchetto abbia dei validi contenuti rappresentati in primis da quel gioiello che è la Honda RC211V e da un pilota come Makoto che grazie all'appoggio della Konica Minolta il Team ha la possibilità di sviluppare una propria metodologia di lavoro nel medio lungo termine. Ovviamente la finalità del Team è di raggiungere il vertice nel più breve tempo possibile. P: Cosa pensi di Makoto?

R: L'anno scorso e in tutti i test invernali Makoto ha chiaramente espresso le proprie potenzialità, battendo in più di un' occasioni tutti protagonisti del mondiale. Certamente vincere un campionato del mondo è un'altra cosa, ma uno che ha la potenzialità ed il talento per fare quello che ha fatto lui non può essere messo in discussione per un inizio un po'in sordina.
L'infortunio capitatogli all'Estoril ha compromesso parte della stagione, ma ciò non toglie che noi dobbiamo continuare a lavorare per dimostrare di essere l'alternativa a quel signore che vince tutte le domeniche. D'altronde la classifica dice che non ci sono valide alternative, almeno in queste prime tre gare.

P: Le nuove categorie servono anche per trovare giovani leve che in futuro possano guidare gli attuali mostri a 4 tempi e rappresentare così delle valide alternative?

R: Seguo sempre con molto interesse le categorie minori e soprattutto i campionati minori.
La nostra JiR (Japan Italy Racing) vorrebbe adoperarsi per promuovere lo sport e soprattutto dare ai piloti la possibilità di esprimere il loro potenziale indipendentemente dal loro paese di provenienza. Grazie agli attuali nostri partners c'è stata data questa possibilità e mi auguro che il Konica Minolta Honda Team possa rappresentare l'inizio di un programma a media lunga scadenza.
In una categoria come la MotoGP serve dare il tempo necessario al pilota per maturare e compiere quel salto necessario per competere al top. Seguendo particolarmente il mercato Giapponese la cosa curiosa è che ci siano quattro grandi case motociclistiche impegnate nella MotoGP ma lo sport motociclistico non è così popolare come da noi in Europa. Credo che la Honda anche in questo caso abbia voluto essere l'azienda leader per rappresentare un chiaro esempio per tutti gli altri costruttori. Ad oggi è sicuramente la Spagna la strada da seguire per i campionati minori che grazie al contributo della Dorna ha creato una formula vincente. Bisogna creare campionati minori competitivi che possano rappresentare un valido trampolino di lancio per i giovani.

P: Qual è il tuo ricordo più bello nel mondiale ?

R: Ho avuto la fortuna di lavorare con tutti i piloti italiani oggi impegnati nella MotoGP, con ognuno di loro ho vinto almeno un campionato del mondo nella classe 250cc, ma il ricordo più bello rimane il mondiale di Tetsuya Harada nel 1993. Al suo esordio centrò subito l'obbiettivo iridato in 250.
Forse è per questo che sono cresciuto con una particolare dedizione per la cultura orientale. P: Che importanza dai al Team?

R: Faccio il mio lavoro con estrema passione e il motivo della nascita di questa nuova sfida è unire la passione latina con la metodologia orientale, fondere in qualche modo queste due culture. Sono estremamente convinto che la strada è quella giusta perché uno dei motivi che hanno spinto Makoto a rimanere con noi anche per il 2005 è proprio dovuta al fatto che nel nostro Team si respira un'aria diversa.
Makoto l'anno scorso ha ricevuto molte offerte per gareggiare direttamente per alcune case costruttrici, ma il feeling che lui ha con il nostro gruppo di lavoro è davvero unico, tutti noi crediamo fortemente in quello che stiamo facendo. La dimostrazione lampante di questo è il fatto che il pilota abbia deciso di affidare la sua carriera sportiva alla JiR, senza che noi potessimo fornire alcuna garanzia tecnica. Il più grande attestato di fiducia da parte del pilota che ripaga più di qualsiasi altra compensazione economica.

Tags:
MotoGP, 2005, GRAND PRIX ALICE DE FRANCE

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