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Sete Gibernau, le corse e tutto il resto

Sete Gibernau, le corse e tutto il resto

Sete Gibernau, le corse e tutto il resto

Vice Campione del Mondo in carica, dietro a Valentino Rossi, lo spagnolo Sete Gibernau è uno dei protagonisti indiscussi del Campionato del Mondo di MotoGP, uno dei pochi piloti in grado di portare Rossi al limite. Una vita spesa tutta nel mondo dei motori a due ruote, Gibernau ci racconta della sua carriera sportiva, del suo momento attuale e delle sue inquietudini dentro e fuori i circuiti.

Domanda: Adesso che sei nel momento migliore della tua carriera, dici di non voler pernsare al futuro, quanto piuttosto sfruttare il presente: troppo pieno di cose per perderlo. Guardandoti indietro, cosa vedi?
Risposta: Vedo che tutta la mia vita è stata vissuta sul momento, devo dire grazie a Dio se ho potuto vivere sempre molto intensamente, senza dover cambiare niente per il futuro.

D: In qualsiasi sport è necessaria molta disciplina, nel motociclismo, in particolare, questa coinvolge molta gente. In questo processo di formazione, nel corso degli anni, quale è stata la cosa che ti è costata maggiormente: ottenere il rispetto della gente, coordinare un gruppo di persone molto diverse tra loro?
R: La cosa più difficile è fare in modo che questo grande puzle trovi una soluzione, che tutti i pezzi finiscano al posto giusto. Nel corso di questi anni sono passato per diversi momenti: ci sono stati momenti in cui non ero ai vertici. Nel 1997 sono entrato a far parte del team ufficiale Yamaha con solo un anno di esperienza nel Mondiale e non era il momento, non ero preparato per affrontare questa responsabilità. Però sono cresciuto molto, la tranquillità mi ha aiutato nel provare a dare sempre il meglio. La cosa più difficile è trovarsi nel posto giusto al momento giusto e fare in modo che tutto funzioni.

D: Quanto è importante per te la preparazione fisica?
R: Non è una ossessione, ma mi è sempre piaciuto fare dello sport ed essere in forma. Poco per volta si crea una base, un ritmo di lavoro che sia adatto a te. Ogni persona è diversa. In questo momento il mio allenamento consiste in bicicletta, corsa e un po` di pesi. Non facci o tanta palestra perché ho già una buona preparazione muscolare e devo invece lavorare di più sulla resistenza aerobica piuttosto che sulla forza.

D: Possiamo dire che l´allenamento non è una sofferenza per te?
R: Soffro, all´aria aperta, con la bicicletta. Ma è un´altra cosa, però. Per me è peggio stare chiuso otto ore in un ufficio. Alla fine, penso di essere un privilegiato.

D: Come si lavora per formare una preparazione mentale?
R: Il mio modo di correre, le mie esperienze, la mia strategia, come lavoro sulla concentrazione, come supero i momenti difficili: questi sono gli aspetti del mio lavoro che mi piacerebbe tradurre su carta. Io faccio abbastanaza auto-terapia, analizzo le cose. Mi piacerebbe trasmetterlo ad altri, una volta finito di correre. È importante non perdere di vista il mondo reale.

D: Questo modo di pensare ti è stato trasmesso da qualcuno, oppure sei una persona che si autoanalizza costantemente?
R: Sono molto critico con me stesso, non ho mai cercato di evitare le responsabilità perché penso sia un errore. Se puoi essere critico con te stesso, allora puoi esserlo anche con chi lavora con te. Mi piace sapere di essere il primo ad avere il controllo di tutta la situazione.

D: Ci si fa l´abitudine alla notorietà?
R: Ci si convive nel migliore dei modi. Ho sempre pensato che non c´è denaro al mondo che possa comprare la felicità, seppure sia un aiuto. Sete era felice prima di entrare a far parte del Mondiale, e lo è ora. Se inizi a prendere l´abitudine di dire che adesso non puoi più fare certe cose, è un po` come distrorcere la realtà, come non sfruttare quello che hai. La passione della gente ti conforta, è un riconoscimento al tuo lavoro.

D: Come si impara a vivere con tutta questa pressione?
R: Questo è uno sport rischioso, molta gente dipende da te, ci sono molti interessi in gioco. Non accettare questo è il primo errore. Ogni anno c´è un po` di pressione in più, ma io cerco di fare in modo che sia un qualcosa in più per il mio lavoro, qualcosa che mi aiuti a dare il meglio di me stesso e non il contrario. La pressione vuol dire molte cose positive: vuol dire che stai facendo bene, che aspiri a diventare Campione del Mondo, che la gente si attende molto da te. Se la pensi a questo modo, finisci col vedere la pressione come qualcosa di positivo.

D: I piloti trasmettono alla gente un´immagine di glamour e sofisticazione. Esiste un Sete differente dentro e fuori dei circuiti?
R: Devi sempre tenere qualcosa da parte per te, tenere la tua privacy. È carino che la gente voglia sempre sapere qualcosa di nuovo su di te, sulla tua vita, la tua carriera, il tuo stile di vita, e così via.

D: Quando si ha tutto nella vita, forse le cose che si apprezzano di più sono i dettagli meno importanti. Di cosa fa a meno nella vita di tutti i giorni
R: Di niente, in effetti. Sono felice della mia situazione attuale perché sono passato per diversi momenti nella mia vita, degli anni in cui nessuno ti conosce, altri in cui inizi ad affermarti, fino a quello che è il momento attuale. Non mi posso lamentare di niente.

D: Il motociclismo è uno sport molto individualista, questo segna il carattere di una persona?
R: Penso sia stato il mio carattere ad avermi fatto arrivare sin qui, e non il contrario. Penso che tutti i piloti abbiano un carattere un po` speciale, abbastanza simile tra loro.

D: Hai delle manie particolari?
R: No. C´è stato un periodo in cui avevo tutta una serie di scaramantiche stupidaggini, tipo mettermi sempre per primo il guanto e lo stivale destro, per non cadere. Poi ti rendi conto che certe volte non lo fai e non succede comunque niente. Non sono maniaco, né in pista, né fuori.

D: Sei uno che pianifica o che improvvisa?
R: Improvvisazione totale!

D: Ti piace la caduta libera, ti guadagni da vivere correndo a 300 km/h. Il giorno che non potrai più assaggiare l´adrenalina, cosa farai?
R: Accetterò quel momento. So di non avere 20 anni. Mi piacerebbe avere 20 anni, ma penso che la miglir maniera di gustrarsi al massimo i 30 sia quella di essere consapevoli di non averne 20. Quando smetterò di correre sarà un momento duro, ma non ho paura: farò altro.

Tags:
MotoGP, 2005

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