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Pedrosa: "I risultati li abbiamo fatti in pista, senza troppe parole."

Pedrosa: 'I risultati li abbiamo fatti in pista, senza troppe parole.'

Pedrosa: "I risultati li abbiamo fatti in pista, senza troppe parole."

Dani Pedrosa ha finalmente spazzato via tutta la tensione che aveva accumulato nelle ultime settimane, ed è riuscito a portare in porto nella gara di Phillip Island, l´obiettivo che nel corso del tour asiatico del MotoGP era parso farsi più difficile, la conquista del titolo di Campione del Mondo della 250. Si tratta per il pilota spagnolo dell Movistar Honda del secondo titolo consecutivo nella quarto di litro, in questa intervista Pedrosa ci parla delle sue sensazioni dopo il trionfo Mondiale, delle sue aspetattive per la prossima stagione che lo vedrà nella massima classe e alcuni dei momenti più significativi di questa stagione.

Domanda: Le tue possibilità di portare a casa il titolo già dall´Australia dipendevano anche dal fatto che Stoner non riuscisse a prendere più di un punto, contemporaneamente a una tua vittoria. Ci credevi in questo successo?
Risposta: Abbiamo sempre avuto fiducia nelle nostre possibilità, anche se in molti non ci credevano. In pochi se lo aspettavano, in realtà solo noi, questo la dice lunga su quale fosse il clima che ci circondava. Questi giorni si sono dette tante cose, sia da parte della stampa che da parte dei miei avversari. Noi però ci siamo dedicati al nostro lavoro. Quando scegli di concentrarti sul tuo lavoro, i risultati arrivano. E alla fine, infatti, i risultati sono arrivati. Sono arrivati qui in Australia, su questa pista, è stata una grande soddisfazione. Non ho mai avuto paura, anche se dopo il Qatar avevo pensato che mi stessi complicando il campionato, visto che non stavo recuperando. Erano tre settimane che non miglioravo e non sapevo quando sarei tornato a farlo. Le prove, qui in Australia, non erano andate molto bene, però domanica mattina mi sono svegliato con la decisione e convinzione di vincere la gara, e così è stato."

D: Come definiresti la gara che hai fatto a Phillip Island?
R: Intelligente e conservativa.

D: Quale strategia avevi studiato per la gara?
R: Realizzare una buona partenza, innanzitutto e quindi studiare la situazione. Stoner è caduto quasi subito e De Angelis, che era dietro di lui, è stato coinvolto nell´incidente. Nonostate sia riuscito a non cadere, la moto è comunque rimasta danneggiata. Così due dei miei rivali sono spariti dalla sccena. Lorenzo, Porto e io, che giravamo un po` distaccati, abbiamo visto quanto accadeva e abbiamo potuto evitare di esserne coinvolti. Porto stava girando molto veloce, co`si ho deciso di seguirlo. Abbiamo creato un netto divario rispetto agli altri. A partire da quel momento mi sono concentrato su Porto, ho studiato le sue mosse. Non ho provato a fare nulla, penso sia stata una gara molto tranquilla per noi due. Mi sono mantenuto dietro a Porto dal momento che lui aveva un ritmo migliore del mio. Porto era molto veloce in curva, però anche la mia moto andava bene, così all´ultimo giro ho provato a sferrare l´attacco. Se fosse andata bene tanto meglio, altrimenti sarei stato secondo, un risultato comunque soddisfacente. Nella ultima curva, per paura di non riuscire nell´attacco, ho commesso un piccolo errore: sapevo, infatti, che se fossi uscito molto attacato a lui avrei sfruttao la scia e sarei riuscito a passarlo, però ero troppo vicino e così sono dovuto uscire di scia prima di quello che avevopreventivato. Era la prima volta in tutta la gara che entravo nel rettilieno senza essere in scia di Porto, e mi sono reso conto che la moto non era così veloce come pensavo. Ma fortunatamente, con l´inerzia che ormai avevo accumulato, sono riuscito a passarlo, anche se per pochi millesimi

D: Nelle ultime fasi ti avevano esposto un cartello dai box con la scirtta `OK´,era il segnale che anche un secondo posto sarebbe andato bene. Quale è stata la tua reazione?
R: L´ho capito. Era logico mi facessero una segnalazione di quel tipo. Era meglio prendere 20 punti che niente. Phillip Island è un tracciato piuttosto esigente con gli pneumatici e fino alla ifne si soffre abbastanza. Il team ha visto che in alcune occasioni ho derapato, così ha pensato fosse opportuno segnalarmi quel cartello. Io però ci ho provato, e mi è andata bene.

D: Cosa hai pensato quando hai tagliato il traguardo?
R: Bé... Non ci potevo credere! Si trattava dell´Australia, con tutti i ricordi che ne avevo, per me il circuito più difficile di tutta la stagione. Lì ho iniziato a piangere, di gioia e di emozione. Normale dopo tutto quello che avevamo passato nelle ultime settimane.

D: Una volta finito tutto hai confessato che la lesione che ti eri procurato alla spalla in realtà era una frattura della testa dell´omero. Perché tanta segretezza? R: In Giappone ero caduto perché la moto aveva grippato. Avevo battutto la spalla destra e mi faceva molto male. Pensavamo si trattasse di una lesione muscolare, poi quando mi feci visitare mi dissero che non avevo nulla di rotto, però il dolore era fortissimo. Non so come ho fatto a finire quella gara. Quando giungemmo in Malesia riuscimmo a fare una risonanza magnetica, la quale evidenziò una frattura della testa dell´omero, fortunatamente senza che ci fosse uno spostamento della stessa. Capimmo allora perché faceva tanto male. Erano in pochi a saperlo, il mio medico di Barcellona e solo una persona del team. Non volevamo diffondere la notizia, sia per evitare che mi impedissero di correre, sia per evitare che gli altri piloti approfittassero della situazione. Più che una questione di dolore, il fatto era che non potevo guidare come volevo, non potevo sistemarmi sulla moto come al solito, avevo una posizione molto rigida, molto centrale. Nonpotevo caricare troppo, avevo difficoltà negli spostamenti, alla fine abbiamo dovuto lavorare a una messa a punto differente. Guidavo praticamente con due dita. In Malesia poi sono caduto e anche in Qatar non ho fatto una buona gara, anche lì ho rischiato in più di una occasione di cadere al suolo, pur terminando al quarto posto.

D: La pressione è inevitabile quando c´è in gioco un titolo. Hai sentito una pressione più forte in queste ultime gare?
R: Le circostranze sono state difficili, ho dovuto sopportare il fatto di non poter essere davanti. Ho cercato di combattere quella situazione e per questo in Malesia sono caduto. Poi in Qatar, invece, avevo capito la lezione. Io perdevo punti mentre Stoner riacquistava fiducia.

D: A Phillip Island soffristi di un terribile incidente nel 2003, e fino a ieri non eri mai risucito a salire sul podio. Ha avuto un gusto diverso conquistare il titolo proprio sul tracciato australiano?
R: Ha sicuramente un gusto migliore. E poi mancano ancora due gare e noi ci siamo tolti di dosso questa pressione di dover vincere un titolo che ci stava scappando dalle mani. Sicuramente ora guarderò a Phillip Island con altri occhi.

D: Oltra alla vittoria nel Campionato del Mondo della 250, oggi hai anche ottenuto la vittoria numero 600 per Honda, la numero 500 fu di Valentino Rossi. Cosa ti dice questa cifra?
R: Anche questo è stato un motivo di grande soddisfazione. ma se non fosse stato per i piloti che hanno vinto le gare precedenti, io non avrei ottenuto la numero 600. Penso si tratti di un caso, il fatto che sia stato io a tagliare questo traguardo con Honda. Sono molto contento per Honda, ma io sono sempre stato un pilota Honda.

D: Pensi che questa sia stata una stagione più difficile delle precedenti?
R: Quest´anno ero il Campione del Mondo in carica. Molti piloti hanno iniziato dicendo molte cose, l´unico che però ci preoccupava, però era Porto. È un pilota che quando che quando è forte, è in grado di rendere le cose molto difficili. Gli altri possono anche essere veloci, ma non fanno la differenza. Porto ha avuto alti e bassi e noi siamo riusciti a mettere una distanza tra noi e lui, nonostante alcune gare non siano andate bene, in Portogallo per colpa degli pneumatici, in Cina per la pioggia. Per il resto tutto è andato abbastanza bene, anche Donington con tutta l´acqua che c´era. Poi in Giappone è successo quello che è successo, e abbiamo cominciato a perdere punti. Ma dall´inizio dell´anni avevamo le cose ben chiare in testa, nonostante tutto quello che si era detto nei test invernali. Abbiamo mantenuto la nostra linea di condotta per tutta la stagione, senza parlare troppo, cercando i risultati in pista. E i risultati sono arrivati.

D: Che bilancio fai del 2005?
R: Tenuto conto della parentesi asiatica, penso che sia stata una stagione molto buona. Abbiamo ottenuto dei grandi risultati nonostante sia stata una stagione molto dura, molto competitiva. In ogni gara abbiamo dovuto lottare molto per arrivare al podio, c´erano molti contendenti, alla fine abbiamo ottenuto sette vittorie, le stesse che nella passata stagione. Certamente avremmo potuto fare delle gare migliori, in particolare in Giappone e Malesia. Ma anche per gli altri vale lo stesso discorso. Conquistare il titolo in Australia è stato un gran sollievo.

D: A chi vorresti dedicare il titolo?
R: Al team, ai miei genitori e a chi mi ha sostenuto.

D: Adesso che hai questo titolo, come vedi il prossimo anno?
R: Ancora non ci penso. mancano ancora due gare alla fine della stagione e in queste ultime settimane sono stato così concentrato su questa fase finale che non ho avuto modo di pensarci.

Tags:
250cc, 2005, POLINI AUSTRALIAN GRAND PRIX, Dani Pedrosa

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