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Francesco Guidotti ci parla della vita in un team di MotoGP

Francesco Guidotti ci parla della vita in un team di MotoGP

Francesco Guidotti ci parla della vita in un team di MotoGP

Francesco Guidotti è uno dei protagonisti della competizione da più di 12 anni. Guidotti, 32 anni, può vantare una lunga esperienza della scena mondiale, sempre al servizio di Aprilia. Attualmente Guidotti è il manager del team MS Aprilia Italia Corse, ed è grazie a lui che possiamo scoprire un po' di quello che è la vita di un paddock del MotoGP, e come funziona un team del Campionato del Mondo di MotoGP.

Domanda: Qual'è il percorso per arrivare a dirigere una squadra?
Risposta: Si deve iniziare dal basso. Di solito con esperienze fatte nei Campionati produzione. Come un Campionato d'Europa. Bisogna crescere per livelli, non si può improvvisare.

D: Quanti anni ci vogliono per arrivare al MotoGP?
R: Dipende dal ruolo che si intende svolgere. C'è il capo meccanico, il senior e il junior. Ogni ruolo necessita come minimo di sei anni di esperienza per risolvere le situazioni che si incontrano nel Campionato del Mondo.

D: Ci sono dei cambiamenti nella squadra o si cerca di mantenere sempre lo stesso gruppo?
R: Si cerca sempre di migliorare, questa è la prima cosa, ma è anche vero che lo spirito di gruppo è molto importante. Se non ci sono problemi particolari si cerca di conservare un gruppo unito.

D: Che peso ha il manager della squadra?
R: In un gruppo di 25 persone tra tecnici, piloti, ingegneri, il mio ruolo conta forse a casa più che in pista: nel coordinamento dell'arrivo del materiale, nel cercare di accontentare il più possibile le esigenze di ogni settore, quello tecnico in primis, ma anche quello umano, cercando di garantire anche la tranquillità nel lavoro che si andrà a fare sui circuiti.

D: E ora, Francesco Guidotti e i piloti. Come si deve comportare un team manager con coloro i quali devono dare il massimo per il bene della squadra?
R: Ecco, forse questo è elemento pù importante, soprattutto a livello della gestione della pressione da esercitare sui ragazzi: né troppa né poca. Cercando anche di mantenere una freschezza nei rapporti, una schiettezza che poi paga in pista. Devo riuscire a mantenerli concentrati, a caricarli anche soltanto cercare di gestire i loro momenti bui con tranquillità e a volte con fermezza.

D: Un aneddoto particolare che ti è successo nella tua carriera?
R: A Laguna Seca nel 2002, quando eravamo in Superbike, sono riuscito a recuperare la benzina partita dall'Italia, necessaria per il week end di gara, solo un'ora prima dalla partenza delle prove libere. La tensione di tutti era altissima: aspettavamo dal mercoledì, ma della spedizione nessuna traccia. C'era la reale possibilità di non fare la gara. Oltretutto, a causa del fuso orario, ho passato alcune notti al telefono per cercare di rintracciare la spedizione. Alla fine sono andato personalmente a recuperare i 6 fusti di benzina e abbiamo potuto prendere parte regolarmente a tutto il week end di gara.

D: Uno divertente?
R: Lo scorso anno Jeremy McWilliams cadde nel warm up di Barcellona. Aveva un gran dolore, cosa particolare per McWilliams, che non sembrava mai soffrire dopo una caduta. Dalle radiografie, però, non si vedevano fratture, dunque temevamo per qualcosa di interno. Il Dott. Costa ci consigliò di portarlo in ospedale per fare degli esami più approfonditi. Una volta lì Jeremy venne visitato e gli venne applicata una flebo. Durante l'attesa della risposta degli esami non lo trovavamo più. Cinque minuti dopo, passando davanti al bar, Jeremy era li che stava ordinando due birre. Vedendolo con una flebo, la barista naturalmente non voleva accontentarlo, mentre lui discuteva perché aveva sete. Da bravo nord irlandese, per lui una birra era la cosa più normale da bere!

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250cc, 2005

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