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Aoyama: “Apprezzerò chiunque deciderà di correre in Giappone”

Aoyama: “Apprezzerò chiunque deciderà di correre in Giappone”

In questa speciale intervista il pilota giapponese parla del prossimo Gran Premio di Giappone che si correrà il 2 ottobre a Motegi.

Molto è stato detto e scritto sul GP del Giappone, ma Hiroshi Aoyama ha ben pochi dubbi sul desiderio di scendere in pista nella sua gara di casa, e in un'intervista esclusiva con Honda Motor Sports, il pilota del team San Carlo Honda Gresini ci confida l'impatto che gli eventi accaduti in Giappone hanno avuto sulla sua vita personale e su quella professionale...

Dove ti trovavi quando il terremoto ha colpito?
“Mi trovavo in aeroporto, stavo andando in Qatar per disputare la prima gara della stagione, quindi ho visto le immagini dalla TV. Ho pensato fosse una specie di film. Ho faticato a credere che fosse tutto reale. Quando ho realizzato che stava accadendo in Giappone, ho provato a chiamare la mia famiglia, ma in quel momento era impossibile. Mi sono imbarcato per il Qatar e una volta atterrato ho riprovato, stavolta con esito positivo: stavano tutti bene. Viviamo a Chiba, località che si trova a circa 200 chilometri da Fukushima, ad un paio di chilometri da una raffineria, dove c’è stata un’esplosione causata del terremoto. Nonostante i danni agli edifici, i miei familiari e i miei amici stavano bene. La cosa mi ha scombussolato parecchio ma la prima gara era alle porte, quindi dovevo concentrarmi. Inizialmente non pensavo fosse il caso di correre, ma poi ho pensato che avrei dovuto farlo per portare qualche buona notizia in Giappone, questa era l’unica cosa che potevo fare. Non salvo le persone per lavoro, sono un pilota. Così ho continuato a correre, anche se continuo a pensare alle persone che ancora soffrono, che hanno perso la propria casa, i propri familiari e che porteranno per sempre un segno indelebile nel cuore e nella mente”.

Quando ti trovavi in Qatar, come riuscivi a mantenerti informato sugli sviluppi della situazione in Giappone?
“Ho provato subito con la TV, ma con tutta quella quantità di informazioni e trasmissioni non era facile capire quale fosse la notizia più aggiornata. Principalmente usavo internet: nonostante la linea telefonica fosse spesso interrotta per l’assenza di corrente elettrica, internet ha continuato a funzionare, permettendomi di rimanere in contatto con la famiglia e i miei amici. Solo così sono riuscito a capire cos’era davvero successo alla mia città”.

Qual è lo stato della tua città ora?
“Purtoppo non buono. Ci sono stati parecchi danni, e per le prime due settimane la mia famiglia è rimasta senza acqua e cibo. Mancava anche la benzina. Sono tornato in Giappone un mese fa e la situazione sembrava essere tornata alla normalità, con elettricità, acqua, cibo e benzina. Purtroppo le cose sono ben diverse nella parte nord del Giappone: da quello che ho potuto vedere in foto, ci sono macchine ancora rovesciate per la strada, case completamente distrutte, e in alcune zone non è rimasto più niente”.

Quanto tempo pensi ci vorrà prima che il Giappone si riprenda completamente?
“Forse basteranno un paio d’anni, forse una decina, questo non lo so, ma sicuramente ci vorrà molto tempo. Si possono ricostruire strade, case, ponti, ma non il cuore della gente, è questa la parte più difficile. Siamo stati molto fortunati perché la maggior parte delle nazioni ha cercato di aiutarci e vorrei ringraziare tutta la gente che ha continuato a sostenerci. Quello che posso fare io ora è continuare a correre, dando del mio meglio e cercando di portare qualche buona notizia per risollevare il morale di chi sta ancora soffrendo. Proprio per questo motivo voglio correre il GP di Giappone. L’ARPA ha analizzato la situazione assicurando che tutto è sotto controllo, quindi potremo scendere in pista. Capisco che qualcuno nutra ancora dei dubbi sulla questione, ma apprezzerò tutti quelli che accetteranno di venire”.

Al Mugello c’è stato un incontro dove tutti i piloti della MotoGP hanno firmato un documento chiedendo maggiori informazioni, eccezion fatta per te.
“Sì, io non l’ho firmato perché già sapevo che era tutto a posto e che saremmo potuti andare. Il Governo giapponese per primo ha dichiarato che la situazione era sotto controllo, poi quelli italiano, spagnolo e americano, hanno ribadito lo stesso concetto. Io mi sono fidato e non ho firmato il documento. È una situazione complicata per gli europei, ma io sono giapponese, ho casa lì, con famiglia ed amici, e voglio andarci anche se le condizioni sono disastrose. Andando faremo sicuramente felici le persone che vivono lì”.

Ad Indianapolis alcuni piloti hanno dichiarato la loro indecisione, dandosi tempo fino a Misano. Cosa ne pensi?
“Sicuramente è una questione delicata. In questa situazione nessuno può forzare nessuno. Dipende solo dal proprio punto di vista. Se credi alle informazioni che ci sono state date non dovresti essere spaventato, ma posso capire il contrario. La vita in Giappone sta andando avanti, chiaramente non ogni aspetto, ma le cose sono ad un livello tale da permettere la trasferta. Vorrei solo chiedere un po’ più di fiducia, così da andare in Giappone a fare la nostra gara”.

Per quel che riguarda la tua carriera motociclistica, cosa è cambiato dallo scorso anno?
“Sono passato ad una squadra con molta esperienza. Anche la moto è migliorata e guidarla è un leggermente più facile. Ad Assen ho avuto occasione di salire in sella al prototipo del team ufficiale ed è stata una gran bella esperienza. Sfortunatamente sono finito sull’asfalto rompendomi una vertebra e la cosa ogni tanto mi crea problemi quando sono in pista. Ora mi sento discretamente meglio, posso spingere di più. Mancano ancora cinque gare: proveremo a dare il massimo per mostrare a tutti le nostre potenzialità”.

Di quanto tempo avrai bisogno per tornare al 100% della tua forma?
“Per ora diciamo che sono all’80%. Questo infortunio si è fatto parecchio sentire”.

Come ti limita nella guida?
“Sono bloccato. Non posso muovermi come vorrei. Da Brno però mi sento più a mio agio in sella, ed è importante perché così posso provare a spingere un po’ di più. Questo è il mio secondo anno in MotoGP e tutto sembra leggermente più semplice. Ovviamente la squadra è diversa così come il set-up della moto, ma sto accumulando esperienza e posso provare ad essere più veloce”.

Salirai in sella alla RC213V 1000 il prossimo anno?
“Non so ancora cosa mi succederà nella prossima stagione, ma se avrò l’opportunità di provare la 1000, accetterò sicuramente. Per adesso rimango concentrato sulla mia crescita generale”.

Intervista gentilmente concessa da Honda Motor Sports

Tags:
MotoGP, 2011, GRAND PRIX OF JAPAN, Hiroshi Aoyama, San Carlo Honda Gresini

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