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Agostini, la prima leggenda italiana del motociclismo

Agostini, la prima leggenda italiana del motociclismo

  L’uomo che ha portato il motociclismo sulla bocca di tutti tra gli anni 60 e 70, torna a Misano per presentare un libro sulla sua carriera. motogp.com non può fare a meno di ripercorrerne i passi più significativi.  

 

Questo fine settimana a Misano ritroveremo un gradito volto del Campionato del Mondo MotoGP™, un uomo in realtà mai passato di moda nonostante la sua ultima gara l’abbia corsa nel lontano 1977.  Parliamo di Giacomo Agostini o “Ago” o “Mino”, che durante il Gran Premio Aperol di San Marino e Riviera di Rimini presenterà un libro sulla sua (infinita) carriera.

Un attaccante di razza se fosse stato un calciatore, Agostini è stato un divoratore di statistiche con 15 titoli mondiali e 122 vittorie senza contare quel trionfo, mondiale sì ma senza la denominazione di GP, in 750cc che lo avrebbe portato a 123.  Vanta il miglior palmares di tutti i tempi e fu il primo campione a rendere il motociclismo popolare tanto in Italia come all’estero, una sorta di predecessore di Valentino Rossi.

Tra gli anni 60 e 70 la potenza dei mezzi di comunicazione non era comparabile a quelli di oggi (soprattutto la TV),  ma nonostante ciò la sua ascesa fu un fenomeno di massa: un idolo per i giovani, un ambasciatore per l’Italia, uno sportivo d’elite e non solo. “Ago” fu anche l’attore che non ti aspetti: portamento galante e sguardo di ghiaccio, cosa che non passò inosservata al grande pubblico.

Anche la sua storia è un po’ da film… Agostini non arriva da una famiglia di motociclisti e il suo desiderio di gioventù di correre è bloccato dal divieto tassativo di suo padre. Ancora minore d’età, è a un notaio che chiede “aiuto” per avere un permesso di correre una gara di biciclette ed è proprio il funzionario che convincerà suo padre a lasciarlo correre. Ovviamente il permesso Agostini lo utilizza per correre la Trento-Bondone… In moto. Arriva secondo su una Morini 175 Settebello, tutt’altro che la moto del momento.

Da lì Morini lo chiama l’anno successivo per difendere i suoi colori nel campionato italiano che vince, ma ancora più impressionante è il suo quarto posto nel GP delle Nazioni a Monza, dove corre come pilota invitato.

Il passaggio al Campionato del Mondo è cosa fatta. Arriva per mano del Conte Agusta che lo vuole al fianco di “Mike the Bike”, al tempo Mike Hailwood. Agostini si proclama subito Campione del Mondo 350 e vice campione in 500, ma è il passaggio di Hailwood a Honda che lascia all’italiano il binomio perfetto con la MV: sette titoli consecutivi in 500cc e cinque consecutivi in 350cc parlano da soli.

Da un lato le sfide mitiche con Hailwood e Read in 500cc dall’altro l’incidente di Monza del 1973 dove “Ago” perde gli amici e rivali della 350cc Jarno Saarinen e Renzo Pasolini: due volti di uno sport fantastico e crudele allo stesso tempo.

Con la MV Giacomo era letteralmente imbattibile, e a lungo andare questa superiorità tecnica spinse l’italiano ad una nuova avventura (vi ricorda qualcuno?) chiamata Yamaha. Il debutto con l’innovativa 2-tempi della casa del diapason fu da brividi: vittoria nella 200 miglia di Daytona davanti a tutti i grandi piloti statunitensi, una specie di lode ad una carriera da 30 in tutte le materie. Il titolo 350 lo stesso anno e quello 500 un anno dopo, una conseguenza quasi logica.

La sua carriera si è aperta e chiusa con le vittorie sul mitico tracciato del Nurburgring. Nel 1977 Giacomo ha appeso il casco al chiodo, ma ne lui, ne i suoi record, hanno mai abbandonato il mondo dei motori.

Tags:
MotoGP, 2013, GP APEROL DI SAN MARINO E DELLA RIVIERA DI RIMINI

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