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14 giorni fa
By motogp.com

Intervista esclusiva a Cal Crutchlow

Mai dubitare di Cal! Vince in Argentina, scrive un'altra pagina del motociclismo britannico e domina la MotoGP™

Sono passati circa quaranta anni da quando un pilota inglese è stato in testa al campionato del mondo della massima cilindrata, era il 1979 e Barry Sheene toccò la vetta della 500cc dopo aver vinto l’iride nel 1977. Oggi Cal Crutchlow (LCR Honda Castrol) svetta in classifica iridata della classe regina grazie al successo raccolto nella difficile gara a Termas de Rio Hondo. Pioggia, asfalto imprevedibile e lotte accese fuori e dentro la pista; dal fuoco delle rive del fiume Dulce esce vincitore il portacolori della scuderia di Lucio Cecchinello. L’intervista, in esclusiva, a motogp.com

Crutchlow: "Ho giocato le mie carte"

Quanto è stato importante ottenere una vittoria già al secondo GP della stagione?

“È stato fantastico. I mie precedenti successi, a Brno e a Phillip Island nel 2016, sono arrivati a metà e alla fine del campionato. Salire sul gradino più alto del podio cosi presto è importante. Per vincere il titolo adesso si deve raccogliere il successo in sei o più gare, io proverò ad andare costantemente al podio”.

Nel parc fermé hai urlato, ‘non dubitate di me’. Era un messaggio per qualcuno in particolare?

“A fine gara si è carichi di adrenalina e si dicono cose senza ragionarci troppo. Ogni pilota è sottoposto a molta pressione durante la sua carriera, in molti credono in te ma molti altri dubitano, forse ho pensato a queste persone”.

Come ci si sente ad essere il primo pilota inglese dopo Barry Sheene a guidare il campionato del mondo?

“Mi fa essere molto orgoglioso. Penso che sto facendo un buon lavoro al di là di quello che dicono i libri e la storia. Ma certo, per conquistare i suoi numeri ho moltissimo lavoro da fare”.

A occhi chiusi prima della gioia

L’Argentina ha rappresentato un grande record per Honda che domenica ha raggiunto la 750esima vittoria; tu le hai dato la 751esima. Lo commentiamo?

“È una grande marca e penso anche che il mio team abbia strameritato questo successo. Lucio (Cecchinello, ndr) è con Honda da tanto tempo e credo che per lui sia stata una altissima soddisfazione. Non so se sarò ancora un pilota quando vinceremo la gara numero 1000! Peccato”.

Quarto posto in Qatar e la vittoria a Termas, è stato il tuo miglior avvio in classe regina.

“Se devo essere sincero non so perché a Losail ho sempre fatto fatica. La pista argentina mi piace molto e di certo la gara non è stata facile. In questa stagione la moto va meglio, come velocità ed accelerazione. HRC ha fatto un grande lavoro per migliorare il motore. Quest’anno credo siamo sui binari giusti. Non abbiamo cambiato molto la nuova RC213V ma abbiamo più potenza e l’obiettivo adesso è gestirla”.

In questo 2018 abbiamo visto i piloti satellite fare meglio degli ufficiali, un corridore non di fabbrica potrà vincere il titolo?

“Questa è una domanda difficile, ma se non ci credessi sarebbe inutile entrare in pista. È una missione veramente ostica visto che le squadre di fabbrica hanno tantissime risorse in più. Ci vorranno altri fattori. Io sono un pilota che ha un contratto diretto con HRC e ho un grande supporto da parte di Honda, ma la differenza è comunque molta. Un esempio, un team indipendente ha circa 30 dipendenti, uno ufficiale 90; a livello di risorse sul campo è così. Vediamo quando, tornati in Europa, i team di fabbrica potranno beneficiare di nuove parti. Lì il divario potrà allargarsi. Quello che so è che Dorna ha fatto comunque un lavoro eccezionale per pareggiare il livello tra ufficiali e non”.

Come vedi la lotta per il campionato?

“Sicuramente sarà incerta e spettacolare fino alla fine. Credo che il titolo possano giocarselo in 10”.

After the Flag: fuoco Argentina

Tutte le tue vittorie sono arrivate con Lucy, tua moglie, a seguire la gara in TV da casa. Solitamente invece è nel tuo box. La lascerai ancora venire con te?

“Dai, penso che la farò venire ancora (sorride). Solitamente vado meglio quando Lucy è con me. Prima della partenza non ero soddisfatto del mio GP ma quando ci siamo sentiti lei mi ha rassicurato. Alla fine, nella fase più difficile della gara, ho ripensato alle sue parole e non ho commesso errori. Ha sempre una bellissima influenza sulle mie prestazioni”.

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