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2 giorni fa
By motogp.com

Dal numero 21 al passaggio di classe, tutto sul Diggia

Il mito di Bayliss, il Flat track dove batte anche i piloti del MotoGP™ e poi la stagione attuale; con un messaggio per Honda

A Montmeló è stata la domenica che non ti aspetti quella di Fabio Di Giannantonio e il team Del Conca Gresini Moto3. Il romano parte bene ma con un errore nei primi giri perde posizioni ed è costretto ad una grande rimonta. Il Diggia è bravo e resta concentrato, fa il proprio ritmo grazie al quale trova addirittura la settima posizione.

Per il numero 21, sono punti importanti che gli permettono di scavalcare il compagno di squadra Jorge Martin e mettersi al secondo posto iridato. La distanza dal battistrada, Marco Bezzecchi (Redox PruestelGP) è di 19 punti e il romano darà tutto nel prossimo appuntamento in programma, il TT di Assen.

“Bisogna sempre guardare il lato positivo e questo fine settimana possiamo essere contenti”. Commenta Di Giannantonio, “Siamo partiti lontani e non siamo mai stati della partita, in qualifica ci siamo avvicinati un po’ ma con 2 cadute non ero al top. Non ero prontissimo per la gara e mentre ero in 12ª posizione ho perso il posteriore in un punto veramente anomalo, anche la telemetria non ci ha dato risposte. Lì abbiamo perso tantissimo, ma ho iniziato a spingere e con un po’ di fortuna abbiamo trovato questa settima posizione. L’importante è arrivare tutte le domeniche, poi faremo i conti alla fine”.

Il pilota Honda è protagonista di una intervista a motogp.com dove ha parlato non solo della sua corsa in Moto3™ ma anche di altri aspetti come ad esempio il cambio di preparazione e di che cosa manca, adesso, per tenere il passo delle veloci KTM, quelle del pilota VR46 Academy su tutte

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Ai microfoni Martin e il Diggia

Facciamo un breve bilancio della stagione fino a questo momento?

“Posso dare un voto positivo, in Qatar non siamo partiti benissimo ma siamo andati sempre in crescendo fino a fare due podi e mezzo (a Le Mans gli è stata tolta la vittoria in seguito ad una sanzione, ndr). Sono contento, davvero. Sia della moto, sia di come stiamo lavorando. Se mi devo dare un voto mi do un 8”.

Sono sette GP e sono già due podi, ma anche un primo posto (effettivo) poi diventato quarto. Sei secondo in campionato e sembri molto più efficace dello scorso anno dove in tutta la stagione ha collezionato cinque arrivi nelle posizioni che contano. Su cosa hai lavorato tra il 2017 e il 2018?

“Devo dire che in questa stagione sto facendo molta più attenzione ai dettagli e mi sono messo sotto con l’allenamento. Ho cambiato il modo di prepararmi, l’approccio, l’alimentazione e il girare in moto. Sto iniziando ad usare molto di più la testa e a dare il 110% per aver la miglior attitudine da portare in pista. Diciamo che rispetto all’anno scorso preparo prima la tattica di gara e quando corro so già che cosa fare”.

Come vedi la differenza tra Honda e KTM, ora così superiori dopo la passata stagione contraddistinta dal dominio alato?

“Secondo me la differenza è veramente tanta. Da Le Mans le KTM hanno fatto un passo in avanti grandissimo e noi facciamo tanta, tanta fatica. Quando in uscita di curva aprono il gas e mettono la terza, la quarta e la quinta ci vanno via. Spero che Honda faccia qualche cosa al più presto. Soffriamo la loro superiorità a livello di motore dove compensano, magari, quel poco che perdono in percorrenza di curva”.

Corri in MotoGP™ ma stai diventando uno specialista di Flat – Track. Sappiamo che fai anche delle gare in questa specialità e al Superprestigio di Barcellona hai battuto piloti delle categorie superiori. Quanto serve il flat per la pista? E una buona base per prepararsi alla Moto3™, dove si scivola poco, o serve di più per un eventuale passaggio di categoria?

“Gli allenamenti in moto sono un po’ dettati dalle mode. Questa disciplina è stata inventata dagli americani. Anni fa tutti hanno iniziato con il ‘Flat’, poi si è passati al Motocross, al Motard, poi ancora si è tornati al il Flat – Track. Servono tutte queste discipline e con questa mi trovo bene. Il figlio del mio capotecnico è quattro volte campione del mondo e allenandomi con lui ho scoperto molte cose, mi piace veramente tanto anche se non è una cosa che trovi esattamente in Moto3™, ma è comunque utile. Da quando ho iniziato ad allenarmi ho migliorati molto l’entrata in curva perché nella nostra categoria in cento metri devi fermare la moto che si scompone. Il flat, dove sei perennemente di traverso, senza freni ti aiuta moto a controllarla. Quando poi vai sull’asfalto ti sembra tutto perfetto”.

Il tuo compagno l’anno prossimo sarà in Moto2™. Tu che farai? Hai il fisico giusto per quella classe.

“Mi piacerebbe salire di categoria e mi sento pronto. Non ho ancora parlato con Fausto (Gresini, il team manager ndr). Secondo me si può fare, non so se si farà, ma lo vorrei tanto. Stare troppi anni in una categoria ti fa fossilizzare mentre cambiare ti aiuta a crescere. Siamo sempre stati davanti, non vorrei correre troppo ma da una parte penso di meritarmelo”. 

Come altri piloti italiani della Moto3™, ma non molti a dire la verità, non fai parte della VR46 Academy di Rossi. Questo in qualche modo può pregiudicare?

“Parlo da esterno, credo che la VR46 sia una grande opportunità e, facendone parte, hai tutto a disposizione per far bene e sei seguito su qualsiasi cosa. Secondo me ti dà molte possibilità oltre ad avere come coach Valentino Rossi…. È una grande cosa. Ma io ho semplicemente percorso un’altra strada”.

Che cosa ti aspetti dalla stagione?

“Fare i podi tutte le domeniche e mi piacerebbe finire il campionato nelle prime tre posizioni”.

Non ce lo hai mai detto, ma chi è il tuo esempio come pilota?

“Troy Bayliss. Per me lui è tutto. Quando ero piccolo guardavo le cassette (VHS) della Superbike e Troy sulla Ducati numero 21 mi esaltava tantissimo. Poi l’ho conosciuto ed è una grandissima persona. Nella sua ultima gara da ducatista a Portimão nel 2008 l’ho conosciuto. Alla fine della Super Pole sono andato nel suo box e mi ha fatto salire sulla sua moto, è stato bellissimo. Io ero un bambino. Il mio numero 21 lo porto in suo onore. In quel Round gli ho portato anche una mia foto, di quando correvo nelle Minimoto e già avevo il numero 21 perché era il mio mito. Sulla foto c’era scritto, “Tranquillo Troy, a portare avanti il numero 21 ci penserò io”.

Che cosa fa il Diggia nel tempo libero?

“Mi piace fare tanti sport e provare cose nuove. Uso il tempo libero anche per andare al mare, rilassarmi e stare con gli amici. Alternare allenamento e relax e staccare la testa dalla pista”.

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