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3 giorni fa
By motogp.com

Arbolino: “Lorenzo come coach? Sarebbe un sogno”

Il milanese ci parla del suo rapporto col cinque volte iridato, del suo metodo di lavoro e di come sta preparando la stagione 2020

Lo scorso 18 gennaio a Verona lo Snipers Team ha presentato la nuova formazione e mostrato le liveree delle due Honda con cui Tony Arbolino e Filip Salac affronteranno il campionato 2020. “Questi colori bellissimi, mi piace quando la gente li vede e pensa quello lì è Tony” ci racconta entusiasta il pilota di Lambrate Milanese che si prepara ad affrontare la sua quarta stagione nel mondiale Moto3™.

Il 2019 di Arbolino è stato un anno all’insegna della consistenza, è andato a podio al secondo Gran Premio in programma e poi al Mugello ha vinto la prima gara ripetendosi ad Assen avvicinandosi così sempre di più alla vetta della classifica generale. Conquistare una delle tre medaglie iridate è stato un sogno diventato quasi realtà, ma l’annata di Tony si è conclusa comunque con un premio, quello dedicato al pilota più consistente durante le qualifiche.

È arrivato il momento di guardare al futuro, a quello che si preannuncia essere un anno cruciale, decisivo, per certo, carico di aspettative per Arbolino.

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Arbolino: “La gara più bella della mia vita”

Al termine del terzo anno nel mondiale hai sfiorato il podio iridato ma poi durante gli ultimi appuntamenti hai avuto dei forti dolori alle braccia. È stato risolto questo problema?
“Nell’ultima parte della stagione ho accusato un forte dolore alle braccia perché sono cresciuto e sto crescendo tanto ed è una cosa che mi ha fatto perdere molta concentrazione. Non è ancora chiaro quale sia il vero problema però cerco di liberare il più possibile i muscoli con dei massaggi. Spero che questo problema non si ripresenti e penso davvero che sia stato un caso. È un peccato aver avuto questo problema, mi sentivo molto più forte di Canet e di Ramirez però alla fine è andata com’è andata”.

Come ti stai allenando per il prossimo campionato?
“Il metodo di lavoro è lo stesso, avendo più esperienza il mio preparatore ed io abbiamo adattato il programma. Siccome sono molto alto fatico a fare certi movimenti o a mantenere certe posizioni sulla moto, quindi stiamo lavorando per adattarci il più possibile. Sono molto preparato sia psicologicamente che fisicamente. Nella Moto3™ non sai mai cosa aspettarti ma penso di essere pronto ad ogni tipo di condizione e di affronto”.

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Arbolino: “Il Mugello è la mia casa”

Il team manager ha detto chiaramente che l’obiettivo è il titolo. Superstizioni?
“Non mi piace fare questo tipo di dichiarazioni. Anche perché in Moto3™ ci sono sempre un sacco di sorprese, io e il mio tecnico stiamo andando avanti con nostro programma di lavoro senza pensare al campionato ma siamo concentrati su ogni singolo appuntamento, lavoreremo gara per gara. La KTM ha fatto un grande passo avanti quindi dovremo restare concentrati sul nostro lavoro”.

Chi è il tuo riferimento all’interno della squadra e perché?
“Josep Martinez, il mio capotecnico. Mi ha dato tanta fiducia quando non avevo ancora ottenuto grandi risultati, ha fatto un grande lavoro insieme a me permettendomi crescere tanto. Avendo già due stagione alle spalle trascorse braccio a braccio credo che riusciremo ad essere più precisi nell’analisi dei dati e nell’osservare le informazioni delle stagioni precedenti”.

Chi pensi che saranno i tuoi rivali?
“Penso che ci saranno molti piloti veloci, il Team Petronas e il Leopard hanno degli schieramenti molto forti. Ma come ogni anno ci saranno tanti piloti che dimostreranno il proprio potenziale nel corso della stagione”.

In Lombardia non ci sono le infrastrutture e la passione che c’è in Romagna per il motociclismo ma tu hai scelto di trasferirsi a Lugano. Com’è nata questa decisione?
“Vivere in Emilia-Romagna fa la differenza quando sei piccolo perché ci sono molte piste, è un po’ più caldo, quindi ci sono più strutture e occasioni di allenarsi con le mini moto. Adesso che sono nel mondiale non penso che cambi molto vivere in Romagna perché a meno che non ti alleni in strutture come l’Academy VR46, dove ci sono tanti piloti e tanta competitività durante gli allenamenti, cambierebbe davvero poco. In ogni caso per allenarmi in pista vado in Spagna perché è più caldo e c’è molta competizione. Poi mi piace Lugano perché ho molto tempo per pensare a come migliorarmi e a come migliorare la moto. Ho meno distrazioni”.

Vivendo a Lugano ha rafforzato il tuo rapporto con Lorenzo.
“Jorge mi ha dato la possibilità di allenarmi col suo preparatore Ivan Lopez che mi ha cambiato tanto. Mi ha insegnato come preparare un campionato, una gara, mi ha fatto capire quella che è la percezione della fatica, del sacrificio e questo mi ha permesso di crescere moltissimo”.

Adesso che Lorenzo ha lasciato le competizioni, hai pensato di chiedergli di farti da coach?
“Magari! La prossima volta che lo vedo provo a lanciargli la battuta ma non voglio intromettermi nelle sue decisioni. Certo, per me sarebbe un sogno. Quando si parla di lavoro, Jorge è una macchina, mi ha cambiato tanto, ha condiviso con me la sua dedizione e la concentrazione che ci vuole per fare questo lavoro. Sarebbe il coach ideale per me”.

Pernat è un’icona in questo sport. Qual è il consiglio più utile che ti ha dato?
“È incredibile. Sa quello che voglio, quello che mi piacerebbe ma parliamo poco di lavoro perché mi vuole lasciare tranquilo, mi lascia spazio. Nel lavoro è davvero un grande”.

A luglio hai avuto la possibilità di salire di categoria passando alla Moto2™ perché hai scelto di restare in Moto3™?
“Ho scelto insieme a Carletto. In fondo questo è stato il primo anno in cui sono riuscito ad essere davvero competitivo e ricordo di avergli detto quando passo in Moto2voglio arrivarci competitivo, voglio essere pronto fisicamente e mentalmente fin dal primo anno. Per questo ho scelto di restare un altro anno con la stessa squadra nella stessa categoria”.

In vista della stagione che sta per iniziare, su quali aspetti ti stai concentrando maggiormente?
“Sulle piste che affronteremo nella parte finale del campionato perché sono quelle dove abbiamo avuto un calo. Passo passo stiamo capendo come migliorare per essere competitivi anche lì. Avere un anno in più d’esperienza mi servirà per affrontare anche situazioni un po’ più complicate”.

Come ti distrai dalle moto?
“Giocando a calcio con i miei amici. Quando arrivo al limite organizzo una partita, ormai lo sanno, lo capiscono e non mi dicono mai di no”.

Ancora qualche settimana di allenamento insentivo e sarà già ora di tornare a mettere casco e tuta per affrontare i test a Jerez de la Frontera dal 19 al 21 febbraio. Per Arbolino sarà una prova importante in vista del primo Gran Premio dell’anno in Qatar quando, l’8 marzo, si spegnerà per la prima volta il semaforo dando ufficialmente inizio ad un nuovo anno di spettacolo!

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