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8 giorni fa
By Nick Harris

Passato e presente: l’impatto globale sul MotoGP™

L’ex telecronista Nick Harris racconta alcune circostanze fuori pista vissute in Argentina, Sudafrica, Australia e Giappone.

Tags MotoGP, 2020

Mai prima d’ora da quando il Campionato del Mondo è nato nel 1949 lo sport e tutto il globo si sono trovati ad affrontare qualcosa di così serio come l’attuale pandemia. Il MotoGP™ è uno sport mondiale e quindi è chiamato ad affrontare anche eventi che vanno oltre l’ambito sportivo.  

Nel 1982 il primo appuntamento dell’anno si svolge a Buenos Aires, capitale dell’Argentina. Prima di assistere al Gran Premio mi attende un viaggio di sei giorni in sella alla moto. Parto dalla capitale e attraverso le magnifiche Ande arrivo al confine con il Cile. La gara è bellissima, i protagonisti sono Kenny Roberts, Barry Sheene e Freddie Spencer. In precedenza siamo rimasti colpiti dalla grande manifestazione delle madri dei desaparecidos i cui figli sono stati rapiti e massacrati dalla giunta militare.

Inoltre quando vado a consegnare alcune registrazioni a colori delle prove che abbiamo fatto per spedirle in Inghilterra, all’aeroporto ci sono anche velivoli militari. La città però è molto bella e ci troviamo davvero bene. Soltanto quando arriviamo in Inghilterra il lunedì mattina presto ci rendiamo conto di essere tornati giusto in tempo. Il giorno dopo infatti vengono cancellati tutti i voli tra l’Argentina e la Gran Bretagna e scoppia la guerra tra i due Paesi per il controllo e il possesso delle Isole Falkland.

Passa un anno e la prima gara del Campionato del Mondo si svolge in Sudafrica, un Paese sempre presente nei titoli di apertura. Il Sudafrica infatti si trova sotto il regime dell’apartheid e all’arrivo a Johannesburg mi chiedo se sia giusto correre lì. Cinque giorni dopo ripartiamo e sono convinto che abbiamo fatto la scelta giusta. La comunità del Mondiale è tutta unita e ignora le leggi che impongono la segregazione alla popolazione di colore. In alcune circostanze non è facile e sarebbe tutto molto più semplice se facessimo finta di niente ma non è così ed è un gesto molto importante per tante persone. Spero che la reazione della comunità sportiva internazionale contro l’apartheid sia uno shock per coloro che si trovano al potere.

Nel 2002 arriviamo all’aeroporto di Melbourne e restiamo stupiti dalle decine di migliaia di persone che sono in attesa degli aerei. Pensiamo ingenuamente che siano qui per accogliere i piloti MotoGP™ che gareggeranno a Phillip Island per il Gran Premio di Australia ma la realtà è molto diversa. Appena pochi giorni prima 88 australiani hanno perso la vita negli attacchi terroristici avvenuti a Bali e all’aeroporto ci sono i parenti dei sopravvissuti che stanno tornando a casa insieme ai loro cari. Inoltre mentre usciamo dallo scalo per dirigerci a Phillip Island Randy Mamola corre all’ospedale locale di Cowes e si offre di donare sangue.

Nove anni dopo il paddock MotoGP™ vola in Giappone per il Gran Premio di Motegi. Si tratta del primo grande evento sportivo che si tiene nel Paese dopo il terremoto e lo tsunami causato dalla scossa che ha portato a rinviare di sei mesi l’appuntamento. Nonostante i timori che poi si riveleranno infondati a causa della fuoriuscita di radiazioni nucleari avvenuta nella centrale di Fukushima Daiichi il Gran Premio va avanti, le tribune sono piene e il grande spettacolo regala gioia e tantissime emozioni alla popolazione giapponese che negli ultimi sei mesi ha sofferto molto.

Quando la situazione attuale legata alla pandemia del Coronavirus terminerà, il MotoGP™ tornerà sulle piste di tutto il mondo.

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